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Le emozioni come elementi predittivi del comportamento violento: l’ipotesi di Previsione – Conferma, il modello di deviazione affettiva e l’analisi delle emozioni discrete come motivazioni all’odio individuale e di gruppo

 

Abstract

La ricerca condotta sui comportamenti aggressivi ha approfondito il ruolo del disgusto come emozione centrale a livello dei gruppi. Il disgusto trasforma l’aggressività in ostilità e la rabbia in odio attraverso una conversione dall’attribuzione situazionale ad un'attribuzione disposizionale della persona. Questo processo è spesso alla base delle strategie di radicalizzazione degli individui, attraverso un’azione di “story-telling” da parte dei leader carismatici.

 

Method

E’ stato condotto un test sulle le emozioni espresse da leader all’interno di discorsi che contenevano riferimenti a gruppi oggetto di disprezzo. I discorsi sono stati correlati all’effettivo accadere di un atto di aggressione, secondo cinque specifici intervalli temporali. I discorsi sono stati analizzati nel loro contenuto emotivo e sono state misurate le differenze di contenuto, separando quelle relative a gruppi che hanno commesso un atto di aggressione da quelle che non hanno dato luogo a comportamenti aggressivi, (definite “atti di resistenza”). E’ stato ipotizzato che gli atti di aggressione sarebbero stati caratterizzati da un incremento della rabbia, del disprezzo e del disgusto verso gli “altri” man mano che si avvicinava l'evento, mentre negli “atti di resistenza” non ci sarebbe stato alcun aumento di queste emozioni.

 

 

Results

Gli atti di aggressione sono stati effettivamente associati a aumenti della rabbia, del disprezzo e del disgusto nei periodi immediatamente precedenti: negli “atti di resistenza” esaminati si sono evidenziate diminuzioni di queste emozioni nello stesso periodo di tempo. I risultati non sono stati influenzati dalla cronologia degli eventi.

 

Conclusions

E’ ipotizzabile un processo di de-radicalizzazione che dissoci le emozioni dai triggers elicitanti indotti riportandole alla loro originale funzione adattiva; in ambito di prevenzione, si possono realizzare strumenti volti all’identificazione di “soggetti pericolosi” in contesti critici.

 

 

Author(s) and affiliation(s):

 

Prof. Francesco S. Marucci, "Sapienza" University of Rome

Dott. Lorenzo P. Luini, "Sapienza" University of Rome

Dott. Alessandro Balzerani, Alfa-Beta

 

 

 

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